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Hans Castelijns
Medico Veterinario - Maniscalco
D. V. M. - Certified Farrier

Cavallo educato, ben ferrato

Pubblicato con il titolo "La prima volta". Cavallo Magazine n°175 Giugno 2001

Nel precedente articolo (La mascalcia) sono state discusse le caratteristiche idonee del luogo di lavoro per il maniscalco; la mascalcia deve trovarsi in un luogo tranquillo, spazioso, aerato, ben illuminato e con pavimento regolare: questo è indispensabile perchè il professionista possa dare il meglio di sé. Indispensabile ma non sufficiente in quanto altro elemento essenziale è la predisposizione del soggetto per quanto riguarda le manualità del maniscalco.

Nel cavallo sano una ferratura ben eseguita non è dolorosa anche se può essere leggermente fastidiosa: un esempio è dato dalle vibrazioni che il cavallo avverte quando si assestano i chiodi con il martello; per avere un'idea di ciò basta appoggiare l'orecchio alla spalla del cavallo mentre si colpiscono i chiodi o il ferro stesso.

Nonostante pareggio e ferratura non siano di per sé dolorosi, praticamente nessun soggetto affronta la prima volta con serenità se non è stato adeguatamente preparato a tal evento: comunque l'educazione al pareggio - ferratura non è compito del maniscalco ma del custode (groom), proprietario o addestratore del puledro.

L'insegnare al soggetto a “dare le gambe” si fa in maniera ideale già da puledrino sotto la madre: si ricorda a questo proposito che pareggi regolari dei piedi dei giovanissimi sono importanti per promuovere una buona futura conformazione degli arti; in un box tranquillo e con la madre vicino, si tiene il puledro per la testa e per la coda, tranquillizzandolo con qualche carezza sulla spalla prima di alzargli le gambe : è inoltre buona pratica iniziare con un posteriore perché il puledro come tutti i cavalli, perde meno stabilità alzando un posteriore che un anteriore.

Infatti, in stazione quadrupedale, il baricentro del cavallo cade nella parte anteriore del rettangolo che ha i quattro piedi come angoli, ciò perché testa e collo spostano in avanti il peso del corpo; alzando un posteriore il baricentro cade ancora all'interno del triangolo formato dai due anteriori e dal posteriore contro laterale; viceversa alzando un anteriore, il baricentro cade al di fuori del nuovo triangolo (anteriore contro laterale e due posteriori), obbligando il cavallo a spostare il suo peso dalla parte opposta per non perdere l'equilibrio. (fig.1).

Un problema in più lo incontra il maniscalco che lavora “all'inglese”, che cioè tiene da solo gli arti senza l'aiuto di un alzatore: infatti mentre il posteriore viene posto sopra la gamba, l'anteriore viene stretto tra le gambe per poter lavorare: questa sensazione di sentirsi l'arto anteriore incastrato può, le prime volte, impaurire il soggetto che cercherà di sottrarsi al maniscalco.

Per limitare il movimento dell'arto posteriore o contrastare l'eventuale intento del puledro a sottrarre l'arto, si può usare la tecnica del "Hock-lock", ovvero “presa al garretto” passando il braccio al di sopra e all'interno del garretto. Abituando i soggetti giovani al maniscalco si deve inoltre tenere in considerazione che le manipolazioni agli arti che questo è chiamato a fare non sono uguali a quelle che riguardano la semplice pulizia dei piedi praticata con l'aiuto del curasnetta. In conseguenza è bene preparare il puledro a:

  • Dare la gamba in appoggio, per quanto riguarda il posteriore, e stare trattenuto tra le gambe di un operatore per gli anteriori. Inoltre durante l'operazione di rifinitura, il maniscalco ha bisogno di portare gli arti in avanti sul suo ginocchio o sul cavalletto: è bene abituare il puledro anche a questa posizione.
  • I colpi di martello per infilare i chiodi sono rumorosi e causano forti vibrazioni che si trasmettono attraverso tutto l'arto; abituando gradualmente il puledro con colpetti del curasnetta o di un martello di nylon sulla parete del piede sollevato, questo si troverà meno sorpreso alla prima ferratura.

Nel prendere le gambe anche a cavalli già abituati non bisogna mai andare direttamente al pastorale. Il cavallo possiede dei c.d. riflessi spinali che consistono in connessioni nervose dirette tra nervi afferenti (che percepiscono il contatto) ed efferenti che comandano i muscoli dell'arto in questione alla sottrazione dal contatto, “informando” solo in seconda istanza i centri nervosi superiori (encefalici), Il risultato di una presa del piede decisa e senza preavviso per il cavallo può essere un calcio senza che il cavallo se ne sia accorto consciamente!

Avvertendo invece il cavallo con la voce e con una carezza ferma della mano che parte dalla spalla lungo il dorso, groppa e parte posteriore e mediale (interna) della gamba per poi premere leggermente ai lati dei tendini appena sopra il nodello, sollecita un riflesso “ragionato” e perciò moderato di alzare il piede da terra del quale si approfitta per prendere la punta dello zoccolo in mano.

Per l'anteriore la carezza inizia sempre dalla spalla, zona “neutra” del cavallo per poi scendere lungo la gamba fino ad esercitare un po' di pressione tra dita e pollici ai lati dei tendini ed aspettare che sia il cavallo ad alzare lo zoccolo nella mano dell'operatore e non questo ad alzare fisicamente il piede da terra tirando con forza dal pastorale.

Prendendo la punta dello zoccolo si sfrutta la leva maggiore per il controllo dell'arto di un cavallo che per piccolo o giovane che sia è sempre molto più forte di noi. Prima di mettere l'arto in appoggio sulla gamba o tra le gambe in posizione definitiva è bene piegarsi basso evitando di far perdere l'equilibrio al cavallo, per solo in seguito assumere una posizione più confortevole.

Nel cavallo che soffre di patologia agli arti, ma anche di schiena, la ferratura può essere più che fastidiosa fino a diventare dolorosa. Lavorare con fermezza ma celerità, mantenere il più basso possibile gli arti, piegandosi di più magari dopo che il cavallo sia stato “riscaldato” preventivamente con esercizi alla corda o montato: sono alcune delle misure utili in caso di dolore lieve da parte del cavallo.

In caso di dolore grave può essere indispensabile lavorare con l'aiuto d'analgesici generali (es. butorfanolo) o regionali (anestesie tronculari), tenendo conto nell'ultimo caso che lavorare su un piede desensibilizato richiede al maniscalco un'attenzione maggiore specialmente durante il pareggio e l'infissione dei chiodi : a questo proposito è da ricordare che il proprietario deve sempre informare il maniscalco quando il cavallo da ferrare ha subito una nevrectomia (interruzione chirurgica dei nervi sensitivi.)

Infine per i cavalli difficili esistono accanto ai mezzi di contenimento classici come il torcinaso (che stimola il rilascio d'endorfine endogene, cioè di sostanze di proprietà analgesiche e sedative proprie), i mezzi chimici (Acepromazina, Xilazina, Detomidina, etc.) Il loro uso spetta esclusivamente ad un Veterinario (che dovrà essere remunerato per la sua prestazione in aggiunta al costo della ferratura).Oltre al vantaggio di permettere un lavoro accurato o difficile che richiede più tempo con l'arto sollevato (es. ricostruzioni con resine), la sedazione di soggetti molto restii, con i suoi costi aggiuntivi educano il proprietario alla convenienza di provvedere all'educazione del suo cavallo!

Anche se si trova a volte un maniscalco giovane e robusto con fama di fare cavalli difficili disposto a tollerare cavalli paurosi, aggressivi o comunque irrequieti durante la ferratura, i migliori maniscalchi, con tanti cavalli “sulla schiena” e una clientela numerosa e affermata, generalmente non sono disposti a perdere tempo e soprattutto a prendere eccessivi rischi, speso perché portano le cicatrici d'incidenti più o meno gravi del passato.

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