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Hans Castelijns
Medico Veterinario - Maniscalco
D. V. M. - Certified Farrier

La mascalcia nel trattamento delle deformità angolare e flessore del puledro

Rivista di Ippiatria e Ippologia- Italian Equine Science Journal Anno VII n° 2/2001

Introduzione

Alla nascita del puledro generalmente è già avvenuto un importante investimento economico e spesso anche affettivo. Per queste ragioni ha senso curare tutti i fattori ambientali che promuovono l'armonioso sviluppo del puledro, permettendogli d'esprimere al massimo il suo potenziale genetico di giovane atleta. Le cure podologiche sono senz'altro un fattore ambientale di primaria importanza e devono mirare soprattutto alla prevenzione di difetti di conformazione con un programma d'assistenza regolare in allevamento.

Assistenza regolare

L'assistenza podologica nell'allevamento ha due motivazioni pratiche: 

  • 1. Valutando ad intervalli regolari il puledro durante il suo sviluppo si può intervenire appena s'osserva un'alterazione indesiderata, quando approcci conservativi hanno più possibilità di successo.
  • 2. Giovani soggetti abituati al maniscalco hanno un valore maggiore.

La valutazione iniziale del puledro avviene idealmente poco dopo la nascita per poter escludere o rimediare ad eventuali difetti neonatali, per poi continuare ad intervalli programmati. Il concetto deve essere di “cura degli appiombi” e non di semplice pareggio degli zoccoli. 

Sull'intervallo ideale tra le visite del maniscalco/podologo c'è da dire che ci sono indicazioni aneddotiche che dimostrerebbero che controlli addirittura settimanali in allevamenti di galoppo e trotto sono estremamente redditizi durante i primi 6 mesi di vita dei puledri nei quali avviene più del 50% di crescita in altezza. Dopo questa fase critica gli intervalli possono essere gradualmente allungati.

Particolarità del puledro

Alla nascita il puledro ha gli zoccoli avvolti nella membrana perioplica onde diminuire così il rischio di danni al canale del parto della madre.

Ai primi passi la membrana perioplica si consuma sulla superficie soleare e, retraendosi, darà luogo alla benda perioplica che, disidratandosi può creare un solco più o meno profondo sulla muraglia al di sotto della corona. Questo solco, da considerarsi normale, spostandosi distalmente con la crescita dello zoccolo può comunque causare un consumo irregolare del margine distale dello zoccolo verso i tre mesi d'età.

Foto 1
Foto 1: 
Solco subcoronario circa 2 mesi e mezzo dopo la nascita
Foto 2
Foto 2: 
Rinforzo della muraglia dorsale con resina metacrilica per evitare un consumo irregolare

L'appiombo del puledro non deve essere giudicato alla pari di quello di un adulto: e causa dell'accrescimento si ha un modello dinamico in continua evoluzione. Per esempio nelle razze precoci e dolicomorfi i ridotti parametri trasversali a livello del torace insieme alla relativa lunghezza degli arti porta molti soggetti ad un atteggiamento a base larga (spesso accompagnato da rotazione esterna di tutto l'arto) degli arti anteriori. Quest'appiombo, da considerarsi normale nei soggetti giovani, conferisce maggiore stabilità e si modifica gradualmente in funzione della distanza tra i gomiti che aumenta con lo sviluppo corporeo. A livello distale un appiombo a base larga in un puledro di 3-4 mesi comporterà inevitabilmente degli zoccoli leggermente asimmetrici in vista frontale (latero - mediale); sè si procede troppo presto ad un pareggio della muraglia laterale o addirittura s'applica un'estensione mediale perchè non si riconosce quest'appiombo come normale per l'età, si rischia di creare una deviazione angolare (p.e. nodello varo) dove non c'era.

Obiettivo delle cure podologiche del puledro deve essere di evitare o correggere deviazioni angolari e/o rotazioni intrinseche all'arto, mantenendo o ristabilendo l'allineamento dei suoi segmenti scheletrici. Per valutare quest'allineamento è utile osservare l'arto nel suo insieme, dall'alto al basso piazzandosi vicino al soggetto.

Foto 3
Foto 3: 
Appiombo a base larga in un foal di circa 3 mesi.
Foto 4
Foto 4:
Osservazione dall'alto per valutare le D. A. e le rotazioni, qui assenti.

Flaccidità flessoria

Foto 5
Foto 6
Foto 6: 
Stesso soggetto dopo 
applicazione 
d'estensioni plantari.
Foto 5: 
Flaccidità flessoria

La flaccidità flessoria è generalmente un problema neonatale, che interessa in gran parte dei casi entrambi gli arti pelvici. Alcuni Autori ritengono che nella maggior parte dei soggetti si risolva entro pochi giorni con esercizio moderato, senza la necessità d'intervento. Nella pratica, invece, non è raro osservare puledri che, anche a 4-6 settimane dalla nascita, ancora alzano la punta degli zoccoli quando caricano gli arti colpiti. Le conseguenze possibili della iperestenione dell'articolazione interfalangea distale che accompagna la flaccidità flessoria includono:

  1. infiammazione del legamento sospensore del nodello,
  2. instabilità dell'epifisi distale del metatarseo III
  3. rimodellamento della cartilagine articolare distale del metatarseo III sulla sua superficie in contatto con i sesamoidei prossimali e
  4. con la prima falange,
  5. rimodellamento e frammentazioni osteocondrali parcellari dei margini dorsali dell'articolazione metatarso - falangea,
  6. rimodellamento e distacchi parcellari del margine articolare dorsale della terza falange,
  7. sovraccarico e consumo eccessivo dei talloni fino alla formazione di piaghe a livello dei glomi,
  8. infiammazione del legamento plantare del tarso e corb
Fig 1
Fig.1: 
Schema di flaccidità flessoria e
possibile conseguenze patologiche 

Un'estensione plantare di almeno 2 - 4 cm dietro la verticale dei glomi risolve immediatamente l'instabilità biomeccanica. Per questo tipo d'applicazione è utile lavorare sul puledro in decubito su uno spessore di lettiera buono ed evitare un carico troppo precoce sull'estensione prima che la colla abbia raggiunto una resistenza sufficiente.

Unica precauzione è quella di assicurarsi un corretto allineamento dell'asse longitudinale della scarpa - estensione e dello zoccolo. Generalmente nei neonati o nei puledri di pochi giorni non è necessaria la sedazione se è presente mano d'opera qualificata. La presenza della madre inoltre (custodita da un aiutante), tranquillizza il foal.

Nel neonato, il tempo di applicazione delle scarpette a cuffia non deve eccedere i 10 -12 giorni per evitare la costrizione del piede, in rapido sviluppo, da parte della cuffia stessa. In alternativa si possono fissare delle protesi in alluminio con resine metacriliche. Sono raccomandabili esercizio moderato su terreno compatto ed uno spessore di lettiera minimo, comunque compatibile con l'abitudine di dormire in decubito dei puledri.

Le recidive sono rare e interessano generalmente solo quei soggetti ai quali l'estensione plantare è stata applicata tardi (dopo 3 - 4 settimane d'età).

Contratture flessorie

Le retrazioni flessorie possono interessare il muscolo/tendine flessore profondo delle falangi, il muscolo/tendine flessore superficiale delle falangi o ambedue. Possono essere neonatali (p. e. a causa della posizione fetale intrauterina) o acquisite (p.e. da squilibri alimentari). Possono essere inoltre bilaterali, generalmente agli anteriori, monolaterali (come nel caso del "grassfoot", vedasi oltre) o, raramente, colpire tutti e quattro gli arti

Essendo il tendine flessore profondo delle falangi inserito a livello della cresta semilunare della terza falange, che a sua volta è solidale con la scatola cornea, interventi d'estensione anteriore sono particolarmente indicati per retrazioni del TFPF.

Fattore centrale nelle contratture flessorie sembra essere il ciclo vizioso retrazione/dolore/ulteriore retrazione. E' questa la ragione per la quale nelle retrazioni gravi non si può semplicemente abbassare i talloni, perchè questo può causare un ulteriore stimolo dolorifico.

Le scarpette incollabili Dallmer® (Bockhuf) prevedono un cuneo avvitabile sotto alla suola e permettono un graduale abbassamento dei talloni tramite “raspatura” progressiva del cuneo, in base all'impronta dei talloni che il puledro lascia sul terreno. Quando il cuneo sarà asportato completamente, si potrà ottenere un ulteriore allineamento dell'asse digitale con la scarpetta BK, che ha uno spessore maggiore in punta rispetto ai talloni. Anche il modello Ibex ® dispone di cunei da incollare sotto le scarpette.

Fig 2
Fig.2:
Schema della sequenza d'applicazione di scarpette Dallmer ® per la terapia della retrazione del TFPF.

L'applicazione delle scarpette con cuneo si fa più agevolmente con il puledro in stazione se è sedato adeguatamente, andando lo zoccolo ad intimo contatto con la cuffia grazie all'inclinazione del cuneo. Importante è evitare una rotazione dell'arto con la colla ancora fluida, perchè questo può comportare una perdita dell'allineamento dell'asse sagittale della scarpa rispetto a quello del piede. Il pavimento inoltre non deve essere di materiale sintetico per evitare di incollare il puledro al suolo!

Per una prognosi favorevole è importante intervenire tempestivamente ai primi segni di retrazione, senza tralasciare però la terapia medica (p.e. antiinfiammatori, tetracicline) ed eventuali cambiamenti di dieta.

Un caso particolare e quello del "Grassfoot" degli autori anglosassoni, traducibile con “piede da pascolo”; in pratica si tratta di un piede stretto e verticalizzato con il controlaterale basso ai talloni e largo dovuto all'atteggiamento che assume il puledro, la cui incollatura non si è sviluppata in armonia con la lunghezza degli arti, per arrivare a terra per brucare. Quest'atteggiamento si esprime con un arto esteso in avanti (piede sovraccaricato ai talloni) e l'arto controllaterale sotto di sè (piede sovraccaricato in punta).

Foto 7
Foto 7: 
Atteggiamento al pascolo con un arto in avanti l'altro sotto di sè.
Tipicamente questo quadro s'osserva nel periodo di massima crescita (3 - 4 mesi d'età). Le strutture tendinee, inclusa la briglia carpica, rapidamente s'adattano a questa posizione rendendo talvolta difficile o impossibile ripristinare un asse digitale normale sul piede dritto con metodi conservativi (pareggio ai talloni, estensione anteriore, mezza luna in punta). Casi refrattari a questi trattamenti si riconoscono dal profilo concavo della muraglia dorsale dello zoccolo e dalle linee di crescita divaricate a livello dei talloni. Questi soggetti dovrebbero venire sottoposti a desmotomia della briglia carpica prima che si modifichino la capsula e le superfici dell'articolazione interfalangea distale. La desmotomia verrà comunque accompagnata da estensione anteriore, anche notevole, che, oltre ad allineare correttamente le falangi, mantiene distanziati i monconi della briglia carpica.
Foto 8
Foto 8: 
Profilo concavo della muraglia dorsale dovuto alla rapida crescita dei talloni. (Retrazione TFPF).
Foto 9
Foto 9: 
Estensione dorsale dopo desmotomia della briglia carpica

Per le retrazioni del muscolo/tendine flessore superficiale delle falangi che comportano ad una verticalizzazione del pastorale fino alla flessione del nodello (arrembatura), le scarpette incollabili possono essere utili come elemento d'ancoraggio per ortosomi realizzati in stecche d'alluminio e fasciati all'arto. Le retrazioni del TFSF generalmente s'osservano più tardi nella vita del puledro, verso gli 8 - 14 mesi d'età, e hanno una prognosi decisamente più sfavorevole. Sono da trattare con elevazione dei talloni ed eventualmente con la desmotomia della briglia radiale.

Deviazioni angolari

Nei puledri le deviazioni neonatali quanto quelle acquisite sono frequenti, particolarmente a livello del carpo. Le deviazioni angolari vengono definite valghe quando è presente una deviazione laterale del segmento distale al punto d'inizio e definite vare quando la deviazione del segmento distale è mediale; un angolo tra radio e metacarpo si definisce, per esempio, come carpo valgo se presenta un valore <180° sulla parte laterale (concava) e varo se presenta un valore >180° sulla parte laterale (convessa).

Importante è distinguere le deviazioni angolari da appiombi a base larga e da rotazione esterna dell'arto a partire dal gomito, ambedue senza angoli tra i raggi scheletrici. Questi appiombi sono da considerarsi naturali in puledri dolicoformi e tendono a scomparire con la crescita e lo sviluppo della circonferenza toracica. La valutazione clinica della deviazione angolare e soprattutto del punto (o dei punti) in cui avviene, è facilitata osservando l'arto dall'alto verso il basso, piazzandosi vicino alla spalla del soggetto.

Foto 10
Foto 10: 
Osservazione dall'alto: carpo valgo, nodello varo, rotazione interna del dito.
Foto 11
Foto 11: 
Radiografia di un carpo valgo

Una valutazione obiettiva dei gradi di D.A. e della regione anatomica dove insorge necessita di un esame radiologico. Quest'esame può inoltre escludere ipoplasia delle ossa carpali II e IV e fratture di tipo Salter Harris come cause della D.A..

La cronologia dell'accrescimento epifisario dei diversi segmenti scheletrici, in particolare la chiusura del disco epifisario distale del radio (22 - 42 mesi), distale del metacarpo III (6 - 18 mesi) e prossimale della prima falange (6 - 15 mesi), ha importanza per l'approccio terapeutico, soprattutto se si considera che i tempi di maggior attività dei dischi epifisari sono molto più precoci. I tempi utili per le diverse terapie per la correzione delle D.A. vengono da Mcilwraith considerati come i primi tre mesi per le deviazioni a livello del nodello (disco epifisario distale del metacarpeo/ metatarseo III, prossimale 1a falange) e i primi 4-6 mesi per le deviazioni a livello del carpo (disco epifisario distale del radio). Nell'ultimo caso la brevità del tempo a disposizione non è dovuta soltanto al periodo d'accrescimento del radio distale, che si prolunga ben oltre i sei mesi, ma anche al precoce insorgere di lesioni osteoarticolari, legate all'aumento della massa corporea.

Un'estensione laterale o mediale applicata allo zoccolo in età precoce (cioè quando è più utile) agisce anche sulle epifisi più distali e non solo su quelle più prossimali. Per fare un esempio, un'estensione mediale applicata a due mesi d'età per la correzione di un carpo valgo, rischia di causare un nodello varo. Questa è la ragione per la quale è imprescindibile accompagnare l'intervento di mascalcia con un intervento chirurgico tipo scollamento periostale a livello del disco epifisario responsabile quando si tratta di D.A. notevoli, d'origine prossimale (radio o tibia distale). Le estensioni laterali e mediali si possono realizzare con scarpette appositamente ideate tipo Dallmer®, Mustad®, Ibex® oppure con delle protesi d'alluminio realizzate ad hoc e fissate allo zoccolo con l'aiuto di resine metacriliche, se lo zoccolo è troppo piccolo per l'uso di chiodi.

Idealmente l'estensione arriva alla verticale del lato convesso dell'articolazione deviata. Se l'estensione è notevole si può applicare su questa uno scivolo di resina per evitare che il puledro o la madre, pestandola, la porti via.

Fig 3
Fig. 3: 
La larghezza dell'estensione da applicare dovrebbe estendersi fino alla verticale dell'articolazione deviata.
Foto 12
Foto 12: 
Carpo sinistro valgo - estensione mediale e carpo destro varo con estensione laterale; notare gli scivoli di resina sulle estensioni.

Le estensioni incollabili sono tra i sistemi di ferratura ortopedica più versatili e possono essere anche usati nella correzione di difetti rotazionali, semplicemente ritagliando la placca base in modo appropriato (estensione a livello della mammella ipotrofica) e/o girando leggermente la scarpetta rispetto al piede. Dato che le scarpette con cuffia non dovrebbero essere tenute per più di 15 - 20 giorni di seguito in base all'età del puledro (crescita eccessiva e possibile costrizione del piede), le deviazioni importanti possono avere bisogno di ripetute applicazioni d'estensioni (e di più di una elevazione periostale). Importante è valutare ogni volta che non si creino deviazioni o rotazioni “compensative” di segno opposto distalmente al punto d'insorgenza della deviazione originale. Le estensioni incollate, applicate con criterio e nei tempi appropriati, danno dei risultati molto favorevoli tanto dal punto di vista estetico che funzionale. La terapia della D.A. prevede anche una limitazione dell'esercizio fisico per evitare eccessive forze compressive/concusive sul disco epifisario e sulle articolazioni asimmetriche (confinamento nel box o in piccolo pre-paddock ).

Archivio

Un archivio delle annotazioni sugli appiombi dei puledri è utile alle successive visite in allevamento per valutare cambiamenti positivi o negativi. Un archivio storico che comprende i dati di più anni può a volte fornire informazioni interessanti sul valore riproduttivo di una fattrice o stallone in particolare. Attualmente alcuni ricercatori cercano di mettere a punto un protocollo descrittivo e fotografico per la valutazione degli appiombi dei puledri.

Conclusioni

I sistemi di ferratura incollabili per puledri si sono rivelati uno strumento di terapia utilissimo, prima non disponibile. Attualmente molte delle loro applicazioni possono anche essere realizzate con l'aiuto di resine sintetiche e placche d'alluminio. Come tutti i metodi di correzione d'appiombo richiedono un'attenta valutazione clinica, un protocollo d'applicazione studiato e tempi adeguati alla fisiologia dello sviluppo del soggetto, esigendo perciò una stretta collaborazione tra medico veterinario, maniscalco e allevatore.

La terapia per i difetti d'appiombo dei puledri richiede un investimento notevole in tempo, materiale e mano d'opera, investimento ampiamente giustificato dai risultati ottenibili in puledri che spesso, già dalla nascita, rappresentano un capitale potenziale importante. A dimostrazione di ciò Mc Kinnon riporta un indice d'efficienza dell'allevamento di PSI nel Regno Unito (puledri debuttanti/fattrici inviate alla monta 3 anni prima) del solo 14%. In altre parole il ricupero funzionale di un solo puledro nato in un allevamento di 100 fattrici incrementerebbe l'efficienza produttiva del 7%!.

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